Università, Mattarella a Siena. Giani: “Segno attenzione Stato verso Università”

“Oggi abbiamo avuto la dimostrazione dell’attenzione dello Stato verso l’Università”. Così il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che nella giornata di ieri ha partecipato alle inaugurazioni dell’anno accademico dell’Università di Siena, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, e della Scuola Normale di Pisa, dove è intervenuto il ministro dell’Istruzione Bianchi.

“Tra gli obiettivi che ci siamo dati in questa legislatura c’è quello di aumentare il numero di giovani con titoli di alta formazione. È un impegno su cui stiamo lavorando tenacemente e fa bene il presidente Mattarella a sottolineare che tra le missioni con cui si caratterizza il Pnrr italiano ci sia proprio l’Università. Il sapere e la conoscenza sono indispensabili per un rilancio forte e attento alla coesione”.

Con il presidente Giani, a Siena e Pisa anche l’assessora all’Università e ricerca Alessandra Nardini che del discorso del presidente della Repubblica all’inaugurazione dell’anno dell’ateneo senese ha apprezzato il passaggio in cui ha definito “decisivo” affidarsi “alla preparazione, alla competenza e alla scienza” e il plauso all’istituzione “per la disponibilità ad accogliere alcuni studenti afghani, accompagnato dal richiamo ai più elementari principi di umanità di fronte alla situazione dei profughi bloccati ai confini dell’Europa”.

In occasione della cerimonia alla Scuola Normale Nardini ha commentato: “È fondamentale che l’eccellenza sia accompagnata dalla garanzia che tutte le più meritevoli e i più meritevoli possano accedervi, indipendentemente dalle condizioni sociali, dalla provenienza geografica e da altri fattori che purtroppo, ancora oggi, costituiscono elementi di disuguaglianza. Affinché questo si compia pienamente è anche necessario lottare contro pregiudizi e stereotipi di genere, quelli per i quali ad esempio c’è un accesso ancora insufficiente dei talenti femminili allo studio delle materie scientifiche e matematiche e quelli per i quali le donne, a parità di qualifica e ruolo, sono spesso retribuite peggio degli uomini”.

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