Come cambierebbe il regime forfettario con la riforma fiscale

Con la prossima riforma del fisco, le partite IVA con tassazione agevolata potrebbero continuare a usufruire di un’aliquota ridotta per i due anni successivi al superamento della soglia dei 65mila euro di fatturato.

Le Commissioni Finanze di Camera e Senato si sono riunite lo scorso 30 giugno per definire i pilastri su cui fondare la riforma fiscale da attuare nel nostro Paese. Tra le proposte avanzate figura la possibilità di modifica dei parametri che regolano il regime fiscale agevolato, rivolto alle partite IVA (artigiani, commercianti, liberi professionisti) con fatturato annuo inferiore a 65mila euro.

Come si legge nella guida pubblicata sul sito di Fatture in Cloud che parla proprio della partita IVA forfettaria, il regime agevolato contiene il peso delle imposte. Proprio per questo motivo, risulta davvero favorevole per coloro che si apprestano a iniziare professioni, arti o attività d’impresa. Attualmente, la normativa prevede che chi sceglie il regime cosiddetto “a forfait” è soggetto a versare un’unica imposta sostitutiva dell’IRPEF con aliquota al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività).

Con la riforma del fisco contenuta nel documento stilato dalle Commissioni Finanze si introdurrebbe un’ulteriore tassazione agevolata. Un’imposta flat del 20% per i titolari di partita IVA con ricavi superiori ai 65mila euro (o al 10% nel caso in cui il contribuente applicasse l’aliquota ridotta al 5%). Più nello specifico, si tratterebbe di un regime di transizione, di cui le partite IVA forfettarie potrebbero avvantaggiarsi prima di passare al regime ordinario. In questo modo, si manterrebbe una sorta di tassazione agevolata per i due periodi d’imposta successivi al superamento dei 65mila euro.

L’obiettivo della riforma è quello di agevolare il passaggio alla tassazione ordinaria, poiché l’aliquota al 20% è comunque inferiore alla prima rata dell’IRPEF. Per poter beneficiare del regime fiscale “di transizione” è tuttavia necessario che in ognuna delle due annualità si dichiari un volume d’affari che sia superiore almeno del 10% a quello registrato nell’anno precedente. La parola finale rispetto all’effettiva attuazione della riforma fiscale spetta al Governo, chiamato a pronunciarsi entro il 31 luglio 2021.

Così come descritto, il nuovo regime agevolato andrebbe a sostegno dei lavoratori autonomi e delle aziende di piccole o medie dimensioni, ma anche della crescita economica dell’intero Paese. L’attuale soglia dei 65mila euro di guadagni e ricavi potrebbe infatti essere un limite allo sviluppo delle imprese italiane.

 

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