FIRENZE – Ristoranti del centro storico senza clienti, molti a rischio chiusura

Lo studio dell’Associazione Ristoratori Toscana lancia l’allarme: fatturato ridotto dell’80 per cento per molti locali

FIRENZE – Hanno battagliato durante il lockdown, spingendo per riaprire il prima possibile e discutendo le regole anti contagio, e all’inizio dell’estate finalmente hanno tirato su la saracinesca. Oggi molti ristoratori del centro storico, però, rischiano di chiudere: pochi clienti, fatturato ridotto all’osso e guadagni che rasentano lo zero.

Il ritorno alla normalità è stato graduale per tutti, ma per molti ristoratori fiorentini non è mai arrivato. Parliamo soprattutto delle attività del centro storico che lavorano – anzi lavoravano – in gran parte con i turisti. Non da meno, però, il problema in periferia: chi aveva trovato nella pausa pranzo un buon motore per il proprio business, con le aziende chiuse e lo smart working ha dimezzato gli incassi.

Ecco quanto è emerso dalla ricerca effettuata dall’Associazione Ristoratori Toscana, un gruppo che mette insieme più di mille imprenditori fiorentini e altri 15 mila nel resto della regione. Secondo i dati della ricerca, alcuni esercizi hanno registrato in questi ultimi mesi estivi un calo del fatturato che arriva all’80 per cento. Per rendere l’idea, a causa della pandemia hanno chiuso ai battenti il caffè San Marco nell’omonima piazza fiorentina e lo storico ristorante Tenda Rossa a San Casciano.

Per tutti i locali al di fuori della ZTL del centro storico, il danno è limitato (si fa per dire) con un calo degli incassi che si attesta intorno al 40 per cento, da imputare soprattutto ai mancati introiti delle pause pranzo.

Continuando a dare un’occhiata ai numeri, la metà degli imprenditori intervistati ha registrato un calo del fatturato, dalla riapertura a oggi, che va dall’80 al 40 per cento, e ha modificato gli orari di apertura e chiusura adeguandosi alla nuova, scarsa mole di lavoro. Il 10 per cento delle attività in Toscana invece non ha ancora riaperto, oppure ha riaperto a maggio ma poi ha chiuso di nuovo perché le spese erano maggiori delle entrate. Circa l’80 per cento dei locali, infine, ha fatto ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti

Pasquale Neccari, portavoce del gruppo di Ristoratori Toscani, indica come punti critici la mancanza del credito e della riduzione dei canoni di locazione. Fa notare, inoltre, che non esiste un indennizzo in caso di chiusura per Covid19, e che molte attività viaggiano sul filo del rasoio.

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