Energia, rincari insostenibili: in Valdichiana imprese a rischio tra costi e incertezza

Cna: “Servono interventi urgenti o sarà crisi occupazionale”. Bollette e carburanti in crescita fino al 30%, margini azzerati e impossibilità di programmare

La nuova impennata dei costi energetici e dei carburanti colpisce duramente anche il tessuto produttivo della Valdichiana. Secondo le stime CNA, a livello nazionale sono circa 300mila le piccole imprese più esposte, con oltre 1,5 milioni di addetti, per le quali l’energia incide tra il 12% e il 40% dei costi totali. Se le attuali quotazioni dureranno fino a maggio, l’aumento complessivo sarà di 6 miliardi di euro, ma in caso di crisi prolungata fino a fine anno la stangata potrebbe arrivare a 30 miliardi.
lucia briganti
Lucia Briganti

Un quadro che trova riscontri concreti sul territorio. “Siamo un’azienda energivora – spiega Lucia Briganti, storico negozio di mangimi di Cortona – tra produzione e autotrasporto registriamo un aumento dei costi intorno al 30%. Ma il problema più grande è l’incertezza: non siamo in grado di programmare, né di stipulare contratti a medio-lungo termine. Anche i fornitori di energia non danno garanzie. Viviamo alla giornata e questo blocca investimenti e prospettive”.

Un’incertezza che si riflette anche sul mercato. “Si respira un clima di paura – aggiunge Briganti – tra aumenti, timori sulle forniture e instabilità internazionale. Questo rischia di congelare tutto. Se il +30% dovesse prolungarsi, potremmo trovarci di fronte a una riduzione delle produzioni, fino al fermo delle macchine e al ricorso agli ammortizzatori sociali”.
Criticità analoghe arrivano dal settore alimentare. “In un mese il costo del gasolio è aumentato di circa 900 euro – racconta Nico Vanni, titolare dello storico panificio La Nave di Castiglion Fiorentino – e continuiamo a ricevere comunicazioni di aumenti dai fornitori di packaging, con rincari tra il 15% e il 25%. Il problema è che nessuno riesce a fare preventivi certi”.
Una situazione aggravata dal rapporto con la grande distribuzione. “Noi lavoriamo per l’80-90% con la grande distribuzione – prosegue Vanni – e non possiamo trasferire subito gli aumenti. Ci troviamo in un limbo: i costi crescono, ma i ricavi restano fermi. Questo significa azzerare la marginalità. Possiamo resistere qualche mese, ma non a lungo: il rischio concreto è dover intervenire sul personale”.
A pesare, sottolinea ancora Vanni, è anche la tenuta complessiva del sistema: “Noi piccoli imprenditori teniamo in piedi occupazione e territorio, ma spesso non veniamo riconosciuti per questo ruolo. Ho sette dipendenti oltre alla mia famiglia: significa altrettante famiglie che vivono grazie all’azienda. Senza un riequilibrio dei costi e senza la possibilità di recuperare margini, si rischia di lavorare senza prospettiva e senza ritorno economico”.
E ancora: “Veniamo da anni difficili – conclude Vanni – dal Covid alla guerra in Ucraina, fino alle nuove tensioni internazionali. È un’escalation continua che rende impossibile vedere una prospettiva. E senza prospettiva diventa tutto più fragile”.
“L’Italia si conferma tra i Paesi più vulnerabili agli shock energetici – sottolinea il presidente CNA Arezzo Fabio Mascagni –. Il protrarsi della crisi rischia di provocare una stangata da 30 miliardi. Servono misure di emergenza e riforme strutturali per ridurre il costo dell’energia e sostenere le piccole imprese”.
CNA Arezzo lancia l’allarme: anche in Valdichiana la pressione su settori chiave è sempre più forte. Senza interventi immediati su energia, credito e sostegno agli investimenti – come quelli per l’autoproduzione da fonti rinnovabili – il rischio è un progressivo indebolimento del sistema produttivo locale, con ricadute dirette su occupazione e tenuta sociale del territorio.
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