Oreficeria aretina in affanno: oltre 80 aziende chiuse, CNA chiede ammortizzatori straordinari
Dazi, guerra e mercati bloccati mettono in crisi il distretto: confronto con l’onorevole Nisini, Benvenuto e Guasconi. “Servono misure urgenti per salvare imprese e occupazione”
Un settore simbolo del territorio che oggi fa i conti con una crisi profonda, segnata da numeri allarmanti e da uno scenario internazionale sempre più instabile. Sono oltre 80 le aziende orafe che dall’inizio dell’anno hanno chiuso i battenti, strette tra il calo degli ordinativi, i dazi e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
È questo il quadro emerso nell’incontro promosso da CNA, che ha visto la partecipazione dell’onorevole Tiziana Nisini, del presidente degli orafi CNA Mauro Benvenuto e del presidente della Camera di Commercio Arezzo-Siena Massimo Guasconi. Al centro del confronto, la necessità urgente di sostenere le imprese attraverso strumenti straordinari, a partire dall’estensione degli ammortizzatori sociali.
Nisini: “Serve dare respiro alle imprese”
“Ci siamo incontrati già nelle scorse settimane a Roma – ha spiegato l’onorevole Tiziana Nisini – proprio perché è stata evidenziata con forza la crisi del comparto orafo, legata a fattori internazionali ma anche alle difficoltà del sistema economico nazionale”.
Il tema prioritario è quello della cassa integrazione: “Molte aziende hanno già esaurito gli strumenti disponibili o stanno per farlo. È necessario intervenire per permettere loro di superare questo momento e salvaguardare occupazione e filiera”.
Su richiesta di CNA, è in fase di elaborazione un provvedimento che punta ad allungare la durata degli ammortizzatori sociali: “Stiamo lavorando a un decreto che possa rispondere concretamente a questa emergenza”.
Il tema prioritario è quello della cassa integrazione: “Molte aziende hanno già esaurito gli strumenti disponibili o stanno per farlo. È necessario intervenire per permettere loro di superare questo momento e salvaguardare occupazione e filiera”.
Su richiesta di CNA, è in fase di elaborazione un provvedimento che punta ad allungare la durata degli ammortizzatori sociali: “Stiamo lavorando a un decreto che possa rispondere concretamente a questa emergenza”.
Benvenuto: “Il settore rischia problemi molto seri”
A tracciare il quadro dal punto di vista delle imprese è Mauro Benvenuto: “Abbiamo tante aziende in cassa integrazione e un forte calo degli ordinativi. Il Medio Oriente, che rappresenta uno dei principali mercati di sbocco, è oggi di fatto bloccato”.
Una crisi aggravata anche dai dazi e dalle difficoltà sui mercati internazionali: “L’augurio è che la situazione si sblocchi quanto prima, perché altrimenti il settore inizierà ad avere problemi davvero importanti”.
Benvenuto sottolinea l’urgenza di interventi: “Molte aziende avevano attivato gli ammortizzatori già dallo scorso autunno e oggi stanno esaurendo le ore disponibili. Senza un’estensione concreta, il rischio è quello di ulteriori riduzioni di attività o nuove chiusure”.
Una crisi aggravata anche dai dazi e dalle difficoltà sui mercati internazionali: “L’augurio è che la situazione si sblocchi quanto prima, perché altrimenti il settore inizierà ad avere problemi davvero importanti”.
Benvenuto sottolinea l’urgenza di interventi: “Molte aziende avevano attivato gli ammortizzatori già dallo scorso autunno e oggi stanno esaurendo le ore disponibili. Senza un’estensione concreta, il rischio è quello di ulteriori riduzioni di attività o nuove chiusure”.
Guasconi: “Anche con la fine della guerra serviranno anni”
Ancora più ampio lo sguardo di Massimo Guasconi, che lega la crisi a uno scenario globale complesso: “Siamo di fronte a un momento drammatico. I mercati del Medio Oriente sono fortemente limitati, sia per la domanda sia per le difficoltà logistiche e commerciali”.
Non solo guerra: “I costi energetici, le rotte aeree compromesse, l’instabilità dei prezzi rendono impossibile qualsiasi programmazione”.
E anche in caso di una rapida risoluzione del conflitto, i tempi di ripresa non saranno brevi: “Alcuni studi indicano che, anche se la guerra finisse nel giro di poche settimane, servirebbero anni per ristabilire flussi, relazioni e prezzi. È una crisi che lascerà segni profondi”.
Non solo guerra: “I costi energetici, le rotte aeree compromesse, l’instabilità dei prezzi rendono impossibile qualsiasi programmazione”.
E anche in caso di una rapida risoluzione del conflitto, i tempi di ripresa non saranno brevi: “Alcuni studi indicano che, anche se la guerra finisse nel giro di poche settimane, servirebbero anni per ristabilire flussi, relazioni e prezzi. È una crisi che lascerà segni profondi”.
Da qui la richiesta condivisa al Governo: misure straordinarie e immediate per evitare un ulteriore impoverimento di uno dei distretti orafi più importanti a livello nazionale e internazionale. Un settore che oggi, più che mai, chiede tempo e strumenti per resistere.