Firenze, i grandi nomi del calcio italiano riuniti a Coverciano per celebrare il libro di Paolo Casarin

Da Antognoni a Prandelli, Marani e Ulivieri per “Vita e pensieri di un arbitro”

Ieri, 3 febbraio 2026, il Museo del Calcio di Coverciano ha ospitato la presentazione del libro di una delle figure più iconiche del calcio: la cosiddetta “giacchetta nera” Paolo Casarin. Il suo libro dal titolo, “Vita e pensieri di un arbitro”, che ripercorre 60 anni di calcio di uno dei punti di riferimento del mondo arbitrale non solo di ieri ma soprattutto anche di oggi, per la sua autonomia e indipendenza che nel corso della sua carriera gli sono costate molto, ma di cui lui va orgoglioso.

L’evento, organizzato da Giandomenico e Pierfrancesco Salvetti (il cui padre Ferruccio, fu guardalinee di Serie A ai tempi di Casarin e suo caro amico) e condotto dal giornalista Francesco Selvi, ha visto la partecipazione di Giancarlo Antognoni, team manager della nazionale Under 21, campione del Mondo 1982 e bandiera della Fiorentina, di Matteo Marani, presidente della Lega di Serie C e padrone di casa essendo il Presidente del Museo del Calcio di Coverciano e Renzo Ulivieri, presidente Aiac – l’associazione che raggruppa gli allenatori di calcio italiani. Molto  atteso anche Cesare Prandelli, ex ct della Nazionale ed ex allenatore della Fiorentina, che purtroppo non è riuscito a partecipare all’evento causa influenza.

Un volume che non racconta solo le tappe di un arbitro e dirigente arbitrale con una gloriosa carriera sui terreni di gioco nazionali e internazionali ma rappresenta un vero e proprio viaggio filosofico, umano e sociale che ha preso forma nella seconda guerra mondiale: “Sono nato nel 1940. La mia famiglia era molto povera. Tra le macerie e lo sconforto, è stato il calcio a salvarmi”, ha spiegato Casarin. Sì perché l’ex fischietto mestrino di nascita ma milanese di adozione, racconta nelle 260 pagine del libro edito da Rizzoli come il gioco del calcio è nato, si è sviluppato, si è evoluto e di conseguenza come è mutata anche la figura dell’arbitro: da giudice solitario a uomo al centro di una tempesta tecnologica e mediatica.

Nell’aprire la presentazione del libro Pierfrancesco Salvetti ha tenuto a sottolineare il forte legame che esiste tra la sua famiglia e Casarin non solo per il rapporto nell’ambito arbitrale con il padre ma anche per quello che c’è stato dopo che la collaborazione sul campo era terminata. Un rapporto che dura ancora oggi, anche dopo la morte di Ferruccio Salvetti, e che vede Casarin come padre nobile del Premio intitolato alla sua memoria.

Infine, Pierfrancesco Salvetti anche a nome del fratello Giandomenico ha tenuto a ringraziare l’autore del libro per quello che ha fatto nel corso della sua carriera non solo da arbitro ma anche da dirigente arbitrale “un ricercatore e un innovatore che ha contribuito in maniera importante a costruire la figura dell’arbitro moderno e che rimarrà sempre un grande punto riferimento per tutti coloro che amano, come me e come noi, l’arbitraggio”.

 

“Una figura con cui si poteva dialogare”, ricorda il campione del Mondo 82, nel delicato equilibrio che risiede da sempre tra giocatori e arbitri. “Casarin sapeva essere rispettoso e comprensivo e la sua storia rispecchia un calcio ben diverso da quello attuale”, ha spiegato Antognoni.

“La grande partecipazione di questa sera dimostra la stima verso Paolo Casarin, un vero punto di riferimento nella storia del calcio, celebrato nel Museo che è un presidio fondamentale della memoria di questo sport – ha dichiarato Marani -. Il suo libro non è solo un’autobiografia, ma un atto d’amore per il calcio delle passioni, quello che ha fatto innamorare tutti”.

Anche Renzo Ulivieri riconosce il valore della storia di Casarin: “Paolo ha saputo portare la gentilezza all’interno di questo sport. ‘Vita e pensieri di un arbitro gentile’ sarebbe stato probabilmente il titolo più appropriato”.

In una sala del Museo del Calcio gremita erano presenti tanti rappresentanti del mondo del calcio di ieri e di oggi: calciatori, allenatori, arbitri, dirigenti e giornalisti. Una serata interessante che ha fatto divertire i presenti ma che ha lasciato anche un po’ di nostalgia a tutti ripensando ad un calcio, quello descritto da Casarin nel libro, fatto di passione, amicizia, attaccamento, che oggi, purtroppo, si è un po’ perduto.

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