Rudy Pulcinelli: il valore del dialogo nel cuore di Pechino
La nuova esperienza cinese di Rudy Pulcinelli racconta un artista che fa del dialogo il cuore della propria ricerca. Durante una residenza al CHAO Printmaking Studio di Pechino, Pulcinelli ha realizzato un corpus inedito di opere presentate nella mostra REFLETTERE, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura. Tra scultura, incisione e linguaggi universali, l’artista toscano riafferma la necessità di creare connessioni in un mondo sempre più frammentato.
Il racconto della residenza al CHAO Printmaking Studio e la mostra personale “REFLETTERE”
C’è un filo rosso che percorre tutta la ricerca di Rudy Pulcinelli, artista visivo nato a Prato nel 1970 e oggi attivo tra la Toscana e Pechino, ed è il dialogo. Un dialogo inteso non come semplice scambio verbale, ma come pratica sociale, fondamento di convivenza e strumento universale di comprensione reciproca. È questo il principio etico e poetico che guida da oltre trent’anni il suo lavoro, e che si è manifestato con particolare intensità nel suo più recente progetto: la residenza artistica al CHAO Printmaking Studio di Pechino, culminata nella mostra personale REFLETTERE, inaugurata il 24 agosto 2025 e patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino.
Photo credit: CHAO Printmaking Studio Beijing
Una biografia costruita tra materia, architettura e mondo
La formazione di Pulcinelli affonda le radici nel territorio toscano, tra Poggio a Caiano e Pistoia, dove frequenta l’Istituto d’Arte Policarpo Petrocchi e inizia giovanissimo a collaborare con lo scultore Adriano Mancini. L’influenza dell’architettura, approfondita poi all’Università di Firenze, si riflette nel rigore progettuale, nella centralità dello spazio e nella cura per i materiali che caratterizzano le sue opere scultoree e installative.
Dagli anni Novanta la sua attività assume una dimensione internazionale: Stati Uniti, Francia, Emirati Arabi, Germania, Paesi Bassi, Uruguay, Thailandia, Cina, Turchia, India, Spagna, Austria sono solo alcune delle tappe di un percorso che lo ha portato a dialogare con culture diverse, trovando proprio nella diversità un motore creativo. Le sue opere oggi fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche, tra cui University of Virginia, Charlottesville, Virginia, U.S.A.; Museo di Arte Contemporanea d’esterno, Luicciana, Prato; Museo Paolo VI Arte Moderna e Contemporanea, Brescia; Sharjah Art Museum, Sharjah, Emirati Arabi Uniti; Pinacoteca, Università Cattolica
del Sacro Cuore, Milano; Museo Lu.C.C.A Center of Contemporary Art, Lucca; MACA Museo Arte Contemporanea Atchugarry, Uruguay; Europol Collection, The European Police Office, Den Haag, The Netherlands; Silpakorn Art Center, Bangkok, Thailandia; Museo Baimamedo Tibetan Art Center,
798 Art Zone, Pechino, Cina; Centre d’Art Contemporain Essaouira, Essaouira,
Marocco; Museo Provincial de Bellas Artes Emilio Pettoruti, Buenos Aires,
Argentina; Museo Be.Go. Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino, Firenze; Museo Casa
Carducci, Castagneto Carducci, Livorno; e — da quest’anno — la collezione permanente del CHAO Art Center di Pechino, Cina.
Il valore universale degli alfabeti
Da anni Pulcinelli ha individuato nelle lettere, tratte dai sette alfabeti più diffusi al mondo: latino, greco, cinese, arabo, cirillico, ebraico, giapponese, gli elementi essenziali del proprio linguaggio. Sagome, forme e simboli diventano gli ingredienti di un “grande alfabeto universale”, con cui l’artista intende parlare a tutti, senza distinzioni culturali o linguistiche.
La sua ricerca, come egli stesso racconta, “lega il concetto di comunicazione a quello di memoria”, ponendo al centro l’individuo e il suo potenziale. Ogni opera nasce dalla convinzione che educare al dialogo significhi contrastare indifferenza, intolleranza, razzismo, fanatismo, restituendo all’essere umano la sua dignità attraverso l’istruzione, la relazione e il confronto.
In un mondo dominato da velocità, fratture e frammentazione, l’arte di Pulcinelli invita a rallentare, osservare, riconnettersi.
Da sinistra Muyang Yu, Rudy Pulcinelli , Huang Song, Kashing Lo, Peng Jinrong, Wang Gaoming.
Photo credit: Jacopo Della Ragione
La residenza al CHAO Printmaking Studio: un incontro con il tempo lungo della stampa
Il progetto che ha portato Pulcinelli a Pechino nel 2025 nasce da una residenza di oltre un mese presso il CHAO Printmaking Studio, uno dei più importanti centri di stampa d’arte del Paese, custode di opere di maestri come Pomodoro, Fontana, Bacon, Kounellis, Chia, Adami e Segal.
Per l’artista, abituato principalmente a lavorare con scultura e installazione, l’immersione nel mondo dell’acquaforte, dell’acquatinta e della calcografia è stata una sfida e una rivelazione. “La stampa e l’incisione, racconta, non sono tecniche, ma linguaggi che richiedono ascolto e pazienza. Ogni gesto ha un peso, ogni errore è una lezione. È una disciplina che ti costringe a dialogare con la materia e a rinunciare al controllo totale”.
L’esperienza è stata soprattutto un incontro umano: un confronto quotidiano con i tecnici dello studio, capace di abbattere ogni barriera linguistica e culturale. Nel laboratorio, tra lastre e prove di stampa, Pulcinelli ha ritrovato un tempo lento e meditativo, affine alla dimensione concettuale del suo lavoro.
Photo credit: CHAO Printmaking Studio Beijing
Nasce “REFLETTERE”: opere come spazi di relazione
Tutte le opere esposte a REFLETTERE: tele, carte, incisioni e lavori scultorei, sono state realizzate durante la residenza. Il titolo della mostra allude a un doppio movimento: riflettere come meditazione interiore e riflettere come rimandare, come creare risonanza, come favorire l’incontro tra opera e spettatore.
Per Pulcinelli, infatti, un’installazione “non esiste pienamente finché non entra in relazione con chi la vive”. L’interazione non è un effetto collaterale, ma parte integrante del processo creativo: l’opera deve essere accessibile, attraversabile, capace di generare domande e partecipazione.
Anche l’ingresso delle sue cinque incisioni nella collezione permanente del CHAO Art Center testimonia non solo la qualità tecnica raggiunta, ma anche la capacità dell’artista di instaurare un dialogo autentico con la scena artistica cinese.
Photo credit: CHAO Printmaking Studio Beijing
Il legame con la Cina: un dialogo in continua evoluzione
La mostra segna il ritorno di Pulcinelli in un Paese che lo accompagna da oltre dieci anni. Dalla prima esperienza nel 2013 a oggi, ha maturato un rapporto sempre più profondo con la cultura cinese: la calligrafia, l’armonia taoista degli spazi, la coesistenza di tradizione millenaria e modernità futuristica, le arti antiche della porcellana, dell’intaglio, della pittura a inchiostro. “Ogni viaggio è un tassello nuovo, afferma, un dialogo continuo che non smette di stupirmi”.
Fra i momenti più significativi del suo percorso in Cina, Pulcinelli ricorda l’installazione site specific Creating Dialogues (2015), sette lettere monumentali collocate nel 798 Art District: un vero esperimento sociale che mise in comunicazione persone di lingue, età e culture diverse. Un’opera che sintetizza la sua visione: creare spazi dove il dialogo possa accadere, spontaneo e necessario.
Photo credit: CHAO Printmaking Studio Beijing
Metodo, radici e futuro
Il lavoro di Pulcinelli segue un metodo rigoroso: il concetto come punto di partenza, la ricerca come fondamento, il disegno come prima traduzione visiva, la scelta dei materiali come estensione simbolica dell’idea. L’osservazione quotidiana, la conoscenza tecnica e la curiosità sono i tre pilastri della sua pratica.
Nella complessità del mondo contemporaneo, l’artista vede nell’arte un atto di responsabilità: un modo per resistere alla frammentazione e ritessere relazioni. “Non separo la mia identità artistica dalla vita quotidiana: tutto è intrecciato. Ogni fragilità può diventare possibilità di incontro”.
Photo credit: CHAO Printmaking Studio Beijing
Un’eredità di dialogo
REFLETTERE non è solo il risultato di una residenza, ma un nuovo capitolo in una ricerca coerente e necessaria. Nel cuore di Pechino, Rudy Pulcinelli porta un messaggio profondamente universale: il dialogo come bene da custodire, come strumento per superare le distanze, come responsabilità etica verso il futuro.
Un’eredità che l’artista stesso definisce “il vero tesoro da difendere”, perché in un mondo sempre più frenetico e individualista, la possibilità di capirsi, di incontrarsi, è forse l’opera più preziosa di tutte.
Di Jacopo Della Ragione