Abbandono rifiuti: quali sono le conseguenze per chi commette il reato?

La questione dell’inquinamento non riguarda soltanto le sostanze nocive rilasciate nell’atmosfera e l’accumulo, via via sempre più consistente, di materie plastiche nei mari e negli oceani. Un aspetto spesso tralasciato, o comunque sottovalutato, è quello relativo all’abbandono di rifiuti in luoghi non deputati a questa funzione. I quali, in assenza di adeguati controlli, finiscono per diventare vere “discariche a cielo aperto” colme di scarti di ogni tipo, nonché prive dei requisiti minimi di sicurezza.

Ancora oggi, purtroppo, troppe persone ritengono “accettabile” l’abitudine di gettare le cartacce e i sacchetti della spazzatura sul ciglio della strada, lasciandosi andare a comportamenti incivili. Altre, invece, non si fanno problemi nel disfarsi di vecchi mobili, elettrodomestici non più funzionanti ed oggetti vari, portandoli semplicemente in una zona distante dal centro abitato o, peggio, nel bel mezzo della natura. Il triste risultato è che sia le città, sia le campagne circostanti, appaiono sporche e poco curate, i vicoli emanano cattivi odori e ciò favorisce la proliferazione di insetti, topi ed altre specie sgradite.

Per contrastare l’abbandono dei rifiuti in aree non adibite allo scopo è necessario dissuadere gli autori di questi episodi. A tal proposito, l’utilizzo di un dispositivo come questa foto trappola rappresenta uno dei metodi migliori per individuare e punire tempestivamente i responsabili di un simile reato poiché, come affermato su Fototrappola.net, sito molto apprezzato anche per i suoi contenuti informativi, si mimetizza perfettamente nell’ambiente in cui viene installato. L’obiettivo, infatti, è lasciare che i colpevoli agiscano indisturbati – o, per lo meno, credendo di esserlo – per poterli cogliere sul fatto (o rintracciarli successivamente) e comminare loro la sanzione prevista dal Testo Unico in materia Ambientale (TUA).

Abbandonare rifiuti: quali sono le sanzioni?

Gli articoli del TUA inerenti all’abbandono di rifiuti e materiali di scarto sono i seguenti tre:

  1. L’art. 192 definisce la fattispecie del reato ed introduce i divieti di deposito incontrollato e di abbandono di rifiuti sul suolo e nel sottosuolo, insieme ai relativi obblighi.
  2. L’art. 255 riguarda l’applicazione di sanzioni amministrative a carico di persone fisiche.
  3. L’art. 256 riguarda l’applicazione di sanzioni penali a carico di persone giuridiche.

Secondo l’articolo n. 255, la sanzione amministrativa è prevista nel caso in cui il responsabile sia un cittadino privato e i rifiuti da questi abbandonati siano esclusivamente di origine domestica.

Secondo l’articolo n. 256, invece, si applica la sanzione penale quando il responsabile è una persona giuridica – ovvero un’impresa o un ente – e i rifiuti derivano da attività professionali, industriali, ecc..

L’ammenda comminata ai soggetti privati, per l’abbandono di rifiuti non pericolosi, è compresa tra 300 e 3.000 euro; l’importo, tuttavia, può essere raddoppiato qualora si tratti di materiali pericolosi.

Diversamente, per le aziende e i soggetti giuridici scatta anche la denuncia penale dinanzi all’autorità giudiziaria, mentre le sanzioni previste sono le seguenti:

  • arresto da 3 mesi a 1 anno e ammenda da 2.600 a 26.000 euro nel caso di rifiuti non pericolosi;
  • arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da 2.600 a 26.000 euro nel caso di rifiuti pericolosi.

Come smaltire i rifiuti in maniera corretta

Le sanzioni, di per sé, possono essere molto utili ma, di certo, non sono sufficienti ad eliminare i comportamenti scorretti tenuti dai cittadini e dalle imprese, riguardanti la gestione e lo smaltimento dei diversi tipi di rifiuti (domestici, pericolosi, speciali, ingombranti, ecc.). Per giungere al cambiamento desiderato, infatti, è importante dare il buon esempio come singoli individui, allenarsi a modificare le proprie abitudini, educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente, oltre che delle norme vigenti.

Ecco, quindi, tre principi base da tenere a mente:

  1. Raccolta differenziata, ovvero la separazione dei rifiuti domestici in base ai materiali (es. carta, plastica, vetro, alluminio, ecc.) e al loro eventuale riutilizzo (es. rifiuti organici e indifferenziati).
  2. Riciclaggio, sia come pratica domestica (cercando, cioè, di dare nuova vita agli oggetti), sia a livello collettivo (incentivando, ad esempio, la creazione di impianti per il recupero dei materiali).
  3. Ecologia, da intendersi come impegno quotidiano volto a ridurre i consumi in eccesso e ad evitare la dispersione dei rifiuti, che andranno consegnati presso aree comunali apposite.

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