Il ritorno silenzioso del gatto selvatico: l’Alto Mugello come cerniera ecologica dell’Appennino

Nel cuore dell’Alto Mugello, un territorio troppo spesso percepito come marginale, è stata recentemente documentata la presenza del gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris), una delle specie più elusive e simboliche dei nostri ecosistemi forestali. Le immagini e i filmati raccolti non rappresentano una semplice segnalazione faunistica, ma la prova concreta di un ambiente ancora integro, capace di sostenere una specie estremamente esigente in termini di qualità dell’habitat.

Il gatto selvatico è un indicatore biologico di altissimo valore. Dove è presente, la natura funziona. La sua comparsa nell’Alto Mugello conferma il ruolo strategico di quest’area come zona cuscinetto naturale tra il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, due grandi aree protette che senza una reale continuità ecologica rischiano di rimanere isolate.

Il monitoraggio ha inoltre evidenziato, durante il periodo riproduttivo, la presenza di gatti domestici vaganti in aree di particolare interesse naturalistico, introducendo una delle principali criticità per la conservazione della specie: il rischio di ibridazione genetica, problema ampiamente riconosciuto a livello europeo ma ancora sottovalutato in molte realtà italiane.

Questo lavoro di documentazione è stato condotto in modo indipendente, a mie spese e con mezzi personali, nel pieno rispetto delle autorizzazioni previste. Un’attività che si è interrotta bruscamente la mattina del 14 dicembre, quando le attrezzature di monitoraggio, regolarmente autorizzate, sono state gravemente danneggiate da ignoti. Un episodio che solleva interrogativi non solo sul singolo caso, ma sulla tutela complessiva delle attività di documentazione ambientale indipendenti.

In altri contesti territoriali, spesso più piccoli e meno strategici dell’Alto Mugello, la semplice documentazione del gatto selvatico ha attivato politiche concrete, applicando le disposizioni comunitarie sulla tutela delle specie e sulla connettività ecologica. Oggi, con dati, immagini e un territorio oggettivamente idoneo, non esistono più alibi per l’inazione.

L’Alto Mugello ha tutte le caratteristiche per diventare un corridoio biologico strutturato tra i due parchi nazionali e un caso pilota regionale. È auspicabile che ISPRA, la Regione Toscana e il Presidente Eugenio Giani, da sempre attento ai temi ambientali, raccolgano questa evidenza e la traducano in scelte tangibili, anche con il supporto di fondazioni sensibili alla tutela della biodiversità.

Il materiale esiste, il territorio è pronto.
Ora serve la volontà politica.

Andrea Shoubridge

tasso puzzola fauna foto Andrea Shoubridge
Foto: Andrea Shoubridge

 

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