Firenze, Helen Chadwick al Museo Novecento: la forza di un’arte che rompe i tabù

In corso fino al primo marzo la prima grande retrospettiva italiana dedicata all'artista britannica

Firenze accoglie una delle voci più audaci e provocatorie del panorama artistico internazionale. Presso il Museo Novecento, è attualmente in corso la mostra “Helen Chadwick: Life Pleasures”, la prima grande retrospettiva italiana dedicata all’artista britannica che ha saputo ridefinire i confini tra corpo, materia e desiderio.

La mostra, inaugurata simbolicamente il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, resterà aperta al pubblico fino al 1 marzo 2026. Curata da Sergio Risaliti, Stefania Rispoli e Laura Smith, l’esposizione è frutto di una prestigiosa collaborazione internazionale con The Hepworth Wakefield.
Helen Chadwick (1953-1996) non è stata solo un’artista, ma una vera e propria pioniera. Definita spesso la “mamma” degli Young British Artists, ha influenzato profondamente figure del calibro di Damien Hirst e Tracey Emin. Attraverso un uso spregiudicato di materiali insoliti — dal cioccolato alla carne, fino a fiori e liquidi organici — la Chadwick esplora la bellezza e il grottesco, l’attrazione e la repulsione, in un dialogo costante con la storia dell’arte, dal Barocco al Rococo.
Le sale del Museo Novecento ospitano nuclei tematici che coprono vent’anni di produzione (dagli anni Settanta ai Novanta), offrendo un’esperienza multisensoriale che invita a riflettere sull’identità femminile e sulla fragilità della materia.

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Installation views, Helen Chadwick – Life Pleasures, courtesy Museo Novecento, 2025 ph Elisa Norcini

Le opere in mostra: tra seduzione e riflessione
Il percorso espositivo si snoda tra alcune delle serie più celebri che hanno segnato la carriera dell’artista britannica. Nella serie fotografica, “Ego Geometria Sum” (1983) la Chadwick esplora la memoria personale stampando immagini del proprio corpo su dieci sculture geometriche in legno. Ogni forma rappresenta un momento della sua crescita (dalla nascita alla maturità), mostrando come il corpo fisico si scontri e si adatti alle strutture rigide imposte dalla società e dall’architettura. “Eat Me” (1991) è una delle opere più iconiche e disturbanti, dove l’artista gioca con il contrasto tra l’appetitoso e il repellente. Fotografie di ostriche, carne cruda e bulbi oculari vengono accostate a pizzi e tessuti lussuosi, creando un corto circuito tra desiderio erotico e decomposizione della materia. L’opera più discussa è forse “Piss Flowers” (1991-92), dodici sculture in bronzo bianco nate da un gesto apparentemente triviale: l’artista e il suo compagno hanno urinato nella neve durante una residenza in Canada. I calchi ottenuti da questo atto sono stati poi fusi in sculture che ricordano fiori esotici o formazioni botaniche aliene, trasformando un rifiuto organico in un oggetto di pura bellezza estetica. “Wreaths to Pleasure” (1992-93) consiste in una serie di grandi fotografie circolari dai colori saturi e lucidi. All’interno di cornici smaltate, composizioni di fiori galleggiano in liquidi domestici e industriali come saponi, gelatine o olio. Queste opere incarnano perfettamente il concetto di “piaceri della vita”, ma con un retrogusto di tossicità e instabilità, tipico del Barocco contemporaneo della Chadwick. Il cuore della mostra è occupato dall’installazione immersiva “The Oval Court” (1984-86), un grande paesaggio azzurro popolato da figure umane, animali e piante realizzati tramite fotocopie (una tecnologia allora d’avanguardia). L’opera evoca una sorta di paradiso perduto o di giardino delle delizie dove il corpo umano è in totale fusione con la natura.

Informazioni per la visita

Helen Chadwick: Life Pleasures

Museo Novecento, Piazza Santa Maria Novella 10, Firenze.

Chiusura mostra: 1 marzo 2026.

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