VINO – L’azienda vinicola Petrolo ancora in scena a Verona per Opera Wine

Il plauso di Confagricoltura all’azienda di Luca Sanjust

Ancora in scena su un grande palcoscenico dell’enologia internazionale, il supertuscan Galatrona torna di nuovo ad Opera Wine, la selezione di 130 etichette top del prossimo Vinitaly.

Confagricoltura Arezzo esprime la propria soddisfazione per la scelta che premia il lavoro dell’azienda Petrolo, guidata da Luca Sanjust.

«Congratulazioni a Luca Sanjust per questo nuovo risultato – dichiara il direttore di Confagricoltura Arezzo, Gianluca Ghini – è per tutti noi un orgoglio e crediamo che i benefici di una vetrina così importante vadano a beneficio di tutta la viticoltura aretina, con il vino infatti promuoviamo un intero intero territorio».

«È per me un onore e una bella soddisfazione – dichiara Sanjust – anche se non è la prima volta che andiamo ad ‘Opera Wine’ è sempre una grande emozione. Credo che quest’anno la Toscana esprima un numero davvero consistente di etichette, siamo 35 produttori e credo che sia importante essere uniti e di andare avanti tutti insieme, rappresentando un’eccellenza in Italia, lavorando insieme per avere più voce in capitolo e maggiore forza».

A Verona l’azienda Petrolo porterà «Galatrona 2016»: «È un’annata straordinaria per questo nostro cru 100% Merlot. Produciamo integralmente da una vigna piantata fra la fine degli anni ’80 e metà anni ’90. Questa etichetta è un’espressione della Doc ‘Valdarno di Sopra’ di cui sono il Presidente. CI richiamiamo alla tradizione voluta nel 1716 da Cosimo III de’ Medici, produciamo vini di singoli vigneti con menzione di vigna, non necessariamente supertuscan», prosegue Sanjust.

L’annata 2022 è andata molto bene, i timori della siccità sono stati fugati grazie alle piogge di agosto: «Abbiamo ottenuto uva bilanciata al punto giusto – prosegue il titolare dell’azienda Petrolo – crediamo che i cambiamenti climatici si affrontino lavorando in vigna, proteggendo i grappoli. Ad esempio per alleggerire il calore non defogliamo più, la vigna resta coperta con le foglie e mitighiamo gli effetti avversi del sole sui frutti. Per noi nei pressi dei monti del Chianti il problema non è tanto la carenza d’acqua ma il sole che può danneggiare l’uva. Tuttavia pensiamo che serva un lavoro di adattamento al contesto climatico mutevole, quello stesso lavoro che è necessario giornalmente e che dura tutto l’anno. Il Valdarno – spiega San Just – risponde meglio ai cambiamenti climatici di altre zone, prima era più difficile lavorare sulla maturazione, ora siamo più fortunati. Abbiamo vigne anche a 500 metri di altitudine e anche questo ci aiuterà ad adattarci al cambiamento. Crediamo fermamente, e sono 30 anni che portiamo a vanti questo principio, che la vigna si possa adattare alle nuove condizioni, dobbiamo cercare di cogliere sempre il meglio dai cambiamenti».

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