Tomàs Saraceno e l’Aerocene

Il futuro del mondo attraverso i suoi processi estetici a Palazzo Strozzi

Sembrava profetico quando il 22 febbraio veniva svelato il progetto di istallazione Thermodynamic Constellation all’interno della corte di Palazzo Strozzi. Tomàs Saraceno progettava una visione per l’aerocene, in cui fosse l’aria, l’ossigeno, il tessuto connettivo naturale a fare da protagonista nel futuro del pianeta, e non l’uomo nella sua accezione di sfruttatore dell’ambiente circostante, piuttosto come collaboratore della crescita e del rispetto del pianeta. All’interno della mostra, una vera e propria carrellata di istallazioni che spaziano dallo site-specific alle istallazioni sonore a quelle cinetiche e concettuali.
Una delle parole chiave che vengono in mente durante la visita è “connessioni”. Come il mondo si connette nei suoi dettagli, come le parti di un tutto comunicano tra loro e al di fuori di loro – una su tutte è Sounding The Air, ragnatele mosse dal vento che risuonano in uno spazio in penombra. Ma anche il virtuale è l’opportunità di poter fotografare l’attività naturale del mondo attraverso strumenti tecnologici – How to Entangle the Universe in a Spider/Web? in cui laser disegnano veri e propri percorsi attraverso tracciati e reticoli. Uno degli aspetti basilari delle opere di Saraceno è proprio la ragnatela, una struttura ma al contempo un vuoto, uno spazio statico ma al contempo movimento, architettura e progettazione, lavoro finito e abbozzo creativo, spazio conchiuso ma connettivo. Ruota tutto intorno a questo oggetto/concetto che diventa opera d’arte nel momento in cui viene elegantemente esposto in spazi espositivi. La natura è artista e l’artista è il fotografo di questi fenomeni. Come i palloncini che smossi dall’aria disegnano su fogli tracciati stocastici che hanno senso in un’ottica di process art. La natura, difatti, è un processo, una scala di processi come insegnava un grande osservatore della natura come mente, Gregory Bateson, in cui logica, estetica ed etica si univano in tutt’uno come specchio del mondo che eguaglia la mente.

Riccardo Gorone

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