SIENA – Falsario con l’hobby della meccanica smascherato dai Carabinieri

La storia sembra la trama di una famosissima commedia all’italiana degli anni Sessanta.

Un imprenditore locale, dopo aver lavorato una vita nei trasporti agricoli, decide di andare in pensione. Ha due mezzi: un autocarro e un trattore di cui ormai non sa cosa farsi. Un giovane del posto lo raggiunge e lo persuade a donarglieli. I mezzi non sono più efficientissimi ma con impegno potrebbero essere restituiti agli antichi splendori o al limite rottamati. Il giovane ottimista e di belle speranze si offre di fare tutto lui: trasporto, restauro, cambio di proprietà, demolizione. Tutto pur di iniziare un’attività in proprio. L’imprenditore si convince ed inizia lì la sua odissea.

Siamo nel lontano 2010. I mezzi non vengono restaurati ma non ne viene fatto neppure il passaggio di proprietà. I verbali si accumulano: tasse di proprietà non pagate si trasformano in cartelle esattoriali. Iniziano ad arrivare solleciti ma l’uomo ormai pensionato ancora fiducioso continua a insistere con il giovane e gli consegna i verbali sperando che sia lui a pagarli. Si arriva al 2016 e il ragazzo stanco di tanta (legittima) insistenza da parte di quello che, a ben vedere sarebbe stato un suo benefattore, ha un lampo di genio.

Si reca in un’azienda specializzata nella rottamazione con degli altri veicoli, li distrugge e modifica la carta intestata dell’azienda, facendo risultare che i mezzi oggetto della demolizione fossero proprio il famigerato trattore e l’autocarro. Ritorna baldanzoso dal vecchio proprietario e gli consegna la documentazione che attesta la distruzione dei mezzi. Fine della storia? Non proprio. Nel 2019 infatti l’amara sorpresa: arrivano le cartelle di mancato pagamento delle tasse di proprietà.

A quel punto il povero imprenditore ormai anziano si reca presso la Tenenza dei Carabinieri di Abbadia San Salvatore per cercare di vederci chiaro. Un bel rebus anche per gli uomini dell’Arma. In quel guazzabuglio non era facile raccapezzarsi. Partono gli accertamenti, incroci di banche dati, escussione dei testimoni ed alla fine si capisce il bluff. Erano stati artefatti i documenti. Il vero proprietario cancella i mezzi dal pubblico registro automobilistico.

Al termine dell’indagine il cerchio si chiude: denuncia per appropriazione indebita e falsità in scrittura privata a carico del finto restauratore di automezzi e volenteroso imprenditore agricolo.

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