The Soft Moon – Criminal (Sacred Bones, 2018)

a3260974313_10Criminal è il quarto album di The Soft Moon, un lavoro che sa di confessione. La vergogna e il sentimento di colpevolezza che hanno visto Luis Vasquez sin dalla più tenera età e crescendo nel deserto Mojave, documenta la sua guerra con se stesso in questa lista di tracce che definiscono questo disco come il lavoro che più riflette la sua personalità, la sua vita, fino ad oggi. La colpa è il mio più grande demone che mi ha seguito fin dall’infanzia. (…) Il concetto di Criminal è un disperato tentativo di confessare le mie azioni sbagliate e di rimproverare gli altri per la loro condotta che mi ha coinvolto”, così parla Vasquez del suo ultimo disco.
Difatti
Criminal segna un capitolo importante nella sua esplorazione (artisticamente e umanamente parlando). Vasquez ha iniziato a sviluppare la sua narrazione attraverso la sua musica. Prendendo il kraut e il post-punk e unendoli in una indole percussive, il primo album di The Soft Moon ha preso forma nel 2010 ed è stato osannato dalla critica.
Nel 2012, il lavoro
Zeros e poi nel 2014 Deeper, che segna un’ulteriore svolta, soprattutto per l’utilizzo della voce, non più come strumento tra gli altri, ma come “voce narrante” che ha una sua sostanza, non esclusivamente come mera presenza sonora. Già Deeper fu una prima discesa nei ricordi d’infanzia, una discesa da cui il Nostro non ha più fatto ritorno.
E l’Italia ha giocato un ruolo importante: al di là della sua esperienza a Venezia, il disco Deeper è stato prodotto da Maurizio Baggio (a Bassano Del Grappa) che ha supportato la nuova ricerca di Vasquez, nel suo interrogare la parola, i testi, i suoi sentimenti nudi e crudi per inciderli su un formato audio. E con Criminal il cerchio della propria autocondanna si chiude fin subito dal suo esordio con Burn in cui il testo dice già tutto: Fire, hell is where I’ll go to live, so burn”.
Parlando di sound, quest’ultimo album è un tuffo nei più scuri anni ’80 condizionati dall’industrial, dall’EBM, dal dark stesso (si pensi a Give Something, una poesia d’amore ctonia, oppure Young che ha un sapore di NIN di Pretty Hate Machine o dell’ultima fase di Pharmakon). In generale sono presenti gli spettri di quel decennio che ha segnato in maniera prepotente il sound di più generazioni. In questo senso
Criminal ritorna alle origini, una sorta di ricerca che procede come un gambero, che non segue una linearità e che è pura immersione, lotta coi propri demoni (si ascolti ILL o la mitraglia di Like a Father, capitolo particolarmente oscuro dell’infanzia di Vasquez in cui il padre lo ha abbandonato e su cui sfoga tutta la sua rabbia: “This head is a problem/ You’re the ghost of my problem / Something’s got to give”).
La dimensione del peccato e della colpa è fonte di nutrimento per l’estetica di Vasquez, e ora più che mai il patto con se stesso è stato saldato.

Riccardo Gorone

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