Otomo Yoshihide & Chris Pitsiokos live @ Villa Strozzi (30 Maggio 2018)

Jazz radicale per Fabbrica Europa e Tempo Reale Festival

Credits Alexander Corciulo @ Fabbrica Europa

Evento raro, quello a cui abbiamo assistito ieri sera, per due motivi: il primo è la giovane promessa del jazz a nome di Chris Pitsiokos, sassofonista di origini greche trapiantato in quel di New York, che ha collaborato con molti musicisti della nuova scena sperimentale jazz e ambient; il secondo è il “maestro” Otomo Yoshihide, musicista fuori dagli schemi, chitarrista dalle tinte cupe ed estreme che non scende a compromessi, tra l’altro portavoce delle testimonianze dei sopravvissuti al disastro ambientale di Fukushima (i suoi genitori vivono ancora a Fukushima) e che lo ricorda col suo progetto collettivo Fukushima Project.

Credits Alexander Corciulo @ Fabbrica Europa

Ecco, immaginatevi queste due personalità riunite sotto lo stesso tetto, ma comunque rispettando ognuno i propri canoni e facendo emergere la propria personalità.Il live, diviso in tre parti, prevedeva un primo solo di Pitsiokos, un secondo solo di Yoshihide e poi la terza parte del live insieme. Pitsiokos stupisce tutti con la sua compostezza: seduto sulla sedia, con l’ausilio delle gambe tappava il sax per produrne un suono simile ad un fischio, però modulabile, in espansione, diventando borderline tra un’ambulanza e una linea arabeggiante in un crescendo a rotta di collo in cui si materializzava un cinguettio assordante che circondava l’audience per poi smettere e ringraziare il pubblico.

Credits Alexander Corciulo @ Fabbrica Europa

E’ stata poi la volta di Yoshihide che con un diapason ha picchiato le corde della sua chitarra: come una campana che risuona, alternava scudisciate solenni a distorsioni al fulmicotone definendo la chitarra come mezzo per prolungare degli armonici. Momento topico del suo live in solo è stato quando ha sostituito il diapason con un vinile e ha iniziato a menare la chitarra proprio con il disco.

Nel live insieme, Otomo si sposta al timetable e gioca con le testine dei giradischi cambiando supporti, stuzzicando il braccio con un archetto di violino, coprendoli, aumentando i fruscii; Pitsiokos collega i suoi microfoni ai suoi pedali delay/repeat in grado di generare pulsazioni ritmiche, rapide, come glitch di un vero e proprio disco in un interscambio acustico che era amalgama, un tutt’uno. I due musicisti riuniti parevano due facce della stessa medaglia che nei loro radicalismi sono stati capaci di completarsi vicendevolmente

Riccardo Gorone

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